Lo scorso giovedì 6 novembre, il Consorzio ABN, per cui lavoro, ha organizzato a Perugia una serata in cui è stato proiettato il film “Si può fare”, invitando regista, sceneggiatore ed attori.
La trama del film è liberamente ispirata (ma poi neanche tanto liberamente) alla storia della cooperativa sociale “Noncello” di Pordenone, consorziata ABN.
Il film narra il processo di trasformazione di una cooperativa sociale da strumento socio-assistenziale per pazienti psichiatrici a vera e propria impresa di produzione e lavoro.
Non sono un critico cinematografico, ma posso dire che la pellicola mi è piaciuta, affronta un tema “forte” in modo delicato, ironico, a tratti esilarante.
Quello che mi preme sottolineare è che il processo di lavorazione di questo film è durato 4 anni, è partito da un dialogo profondo tra il regista, Giulio Manfredonia, lo sceneggiatore, Fabio Fibonacci ed i due principali animatori della cooperativa “Noncello”, Rodolfo Giorgetti (il sindacalista “Nello-Bisio”, nel film) ed Angelo Righetti (lo psichiatra-anti-psichiatra), che ho la fortuna di conoscere bene.
Per noi tutti (più o meno “matti”, in effetti), che operiamo nel settore dell’economia sociale (e, nel mio caso, questo ha significato l’impegno degli ultimi 20 anni della mia vita), è confortante sapere che la storia che ci portiamo dietro può essere raccontata e divulgata.
Il film ha il merito di portare a conoscenza dell’opinione pubblica i tre principi essenziali dell’economia sociale: il lavoro come diritto di tutti e per tutti, l’impresa sociale come strumento di produzione “vera” e non “inutile”, la partecipazione democratica alla vita della cooperativa.
Se non lo avete ancora visto, andate a vederlo…e poi scrivetemi quello che ne pensate.
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